
Anche i materiali, così come gli oggetti, possiedono una personalità che si potrebbe definire la somma di ciò che di essi si sa, si vede e si sente.
In una società impegnata in una continua e folle corsa votata al nuovo e all’high-tech potrebbe rivelarsi una scelta giusta fermarsi un istante per guardarsi intorno e prestare maggiore attenzione a tutto ciò che nella quotidianità ci circonda.
Avete mai provato ad osservare la superficie di un vecchio oggetto ed immaginare tutto il suo percorso di vita attraverso gli anni del suo utilizzo?
Ogni imperfezione, graffio o quant’altro contribuisce a formare la personalità propria di quel determinato materiale, che lo renderà unico rispetto ad ogni altro.
L’obiettivo che mi pongo è realizzare opere collocabili tra arte e design, rese uniche dalla caratterizzazione dei materiali che, in quanto recuperati, presentano variazioni di superficie ricche di memoria e contenuti.
Concepirne l’assemblaggio tramite principi di giunzione meccanica di base, quali saldatura e rivettatura, come se questi ultimi fossero parte integrante dell’estetica finale del prodotto.
Niente viene coperto, camuffato o nascosto; lo scheletro diventa estetica e viceversa. Al tutto si unisce una particolare attenzione agli accostamenti cromatici e all’unione strutturale di forme vecchie con altre nuove, ricercando intenzionalmente un piacevole contrasto visivo;
l’imperfetto diventa stile. La giusta combinazione dei fattori sopracitati rendono l’opera “viva”: il metallo diviene carne, la pelle mutevole.
Chi si trova a contatto con esse dovrebbe carpirne le vibrazioni, percependo una sorta di parallelismo tra soggetto ed oggetto.